• Guado Urbino
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Il guado, pigmento naturale vegetale

Il guado (isatis tintoria) è una crucifera erbacea della famiglia delle brassicacee dalle foglie lanceolate, il fiore che produce il seme è di un giallo acceso, il colore blu si ottiene dalla foglia. fino al XVII secolo estesamente diffusa in molte parti d’Europa e utilizzata per produrre pigmento colorante blu per la tintura dei tessuti. Il procedimento per estrarre il colore era lungo e complesso: alla raccolta delle foglie fresche da maggio a settembre, seguiva la macinatura a cura del coltivatore stesso. Dopo la produzione manuale di «pani» o cuccagne (palle di poltiglia essiccata al sole) avveniva la commercializzazione nei mercati dedicati.

La riscoperta di una tradizione perduta

Nel 1200 inizia dalla Francia la moda del blu. Ai dominanti rosso, bianco e nero, si aggiungono altri colori che attraverso l’utilizzo determinavano visivamente l’immediato riconoscimento e appartenenza a classe sociale, religione o utili per discriminare categorie «pericolose». Molteplici sono le simbologie legate al blu, essendo prezioso il pigmento, diviene oltre che di moda «status simbol» e vive in Europa un momento di gloria che dura dal 1200 al 1600. Nel XVII secolo con la «prima globalizzazione» le coltivazioni di guado vengono abbandonate in favore dell’ indaco di provenienza asiatica (meno costoso e con una proprietà colorante piu intensa). Il colore blu resta dominante ma la coltivazione del guado scompare. Nel territorio appenninico a ridosso di Urbino, in anni recenti, sono state ritrovate oltre 50 antiche macine da guado, oggi patrimonio di archeologia industriale e testimonianza dell’importanza strategica della zona per la coltivazione della pianta e la commercializzazione del pigmento. Le macine erano grandi ruote in pietra azionate dalla forza dei muli. La poltiglia ricavata era confezionata in forma di "palle" chiamate cuccagne (da cui il "detto" comune "il paese della cuccagna") poi frantumate e poste dai tintori a macerare nell'urina e nell'aceto. Tale procedimento consentiva l’estrazione del prezioso pigmento. Oltre alle macine, importanti reperti sono stati recuperati dallo storico marchigiano Don Corrado Leonardi (tra queste delle tovaglie d’altare trecentesche) che trovano esempi descrittivi in importanti opere pittoriche come l’»Ultima cena» di Leonardo e il «Cenacolo di San Marco» del Ghirlandaio.
Guado Urbino, con l’applicazione del pigmento nell’artigianato ne ripropone la magia, riportando alla luce un pigmento Europeo dimenticato per secoli.

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Torna ad Urbino dopo 400 anni il pigmento vegetale blu, fino al XVII secolo il blu europeo, ricchezza del Ducato di Urbino nel Rinascimento.

Un negozio particolare che propone un nuovo tema commerciale e un solo pigmento: il guado, promuovendone la conoscenza e la sua storia. Il guado, detto anche l'oro blu del Montefeltro, è proposto in forma di pigmento o applicato su manufatti originali artigianali. Nel negozio Guado Urbino (in Urbino, via Mazzini 50) Alessandra propone oggetti con un comun denominatore: il blu di guado. In vendita: pigmento puro, accessori abbigliamento, foulard e stole in seta cotone e lana, sapone, cappelli, bijoux, cornici. I prodotti in vendita rappresentano la tradizione artigiana come espressione unica e distintiva locale che si contrappone alle produzioni seriali moderne e globalizzate. Guado Urbino riscopre tracce di tecniche tintoriali dell'antico patrimonio artigianale tessile e pittorico locale, propone l'affascinante pigmento in tutta la sua magia e in tutte le possibili applicazioni. Il negozio, magica wunderkammer, ricco anche di riferimenti storici, nel prezioso centro storico della città di Urbino è un luogo unico in Italia, racconta di natura, economie e coltivazioni dimenticate, territorio, arte, storia locale e archeologia industriale.

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